Il Revenge Porn: quando la vendetta passionale incontra il cyber bullismo

Cos’è il Revenge Porn? Tradotto strettamente in italiano, indica la “vendetta porno“, ossia la diffusione online di contenuti (foto e video) intimi del proprio ex partner senza il suo consenso. 

Alla fonte di questa diffusione c’è la voglia di vendicarsi per la fine di una relazione. Si umilia il partner mostrando al vasto pubblico dei social media foto o video molto espliciti, in cui compare una nudità totale o durante un atteggiamento intimo.

Il Revenge Porn è l’esempio più lampante e più estremo di come alcuni utenti utilizzino le nuove tecnologie per esercitare il proprio potere,  mortificando l’altro. Dopo il caso di Tiziana Cantone, la cui diffusione di immagini intime spinse al suicidio, si è vista una crescita di donne che segnalano di essere vittime di Revenge Porn e che le immagine diffuse sono diventate virali.

L’impatto emotivo e psicologico delle vittime è stato equiparato alla violenza sessuale. L’umiliazione, la lesione della propria immagine e della propria dignità; condizionamento nei rapporti sociali; e a volte anche difficoltà nel trovare un impiego o, in caso di persone più giovani, terminare il proprio percorso di studi. Tutto questo ha portato l’Italia a emulare altri paesi, come il Regno Unito e pensare a un modo per proteggere le vittime e scoraggiare che il fenomeno delle vendette a sfondo pornografico si diffonda ancora di più.

Revenge Porn in Italia

Regno Unito, Germania, Israele e 34 stati USA. Questi sono solo alcuni dei paesi in cui si segue una linea di condotta severa per perseguire il Revenge Porn e contrarne la diffusione.

Da pochi giorni è passato alla Camera l’emendamento che punisce il revenge porn con nessun voto contrario. L’Aula della Camera ha approvato all’unanimità l’emendamento al disegno di legge sul codice rosso che istituisce il reato di porno vendetta. Chi mette in pratica il “revenge porn” quindi potrà essere accusato di molestia, violazione della privacy, diffamazione. Ma anche di istigazione al suicidio, qualora dalla pubblicazione dei video o delle immagini dovessero derivare atti tragici con nel caso della già citata Tiziana Cantone.

Cosa prevede la legge sulla vendetta pornografica

Il testo prevede che chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di contenuto intimo o sessualmente esplicito senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5000 a 15000 euro.

Al fine di fermare la diffusione virale (sia tramite e-mail, messaggi privati o condivisioni sui social), la stessa pena sarà applicata a chi, avendo acquisito queste immagini, le diffonde a sua volta, anche se le trasmette a terzi in vie private, senza aver ricevuto l’esplicito consenso della persona rappresentante.
Se chi commette il reato è legato o è stato legato una relazione sentimentale con la parte offesa (coniuge, separato, divorzia o ex partner) la pena aumenta. Così come se la persona offesa è in condizione di inferiorità fisica o psichica, e se si tratta di una donna, se è in stato di gravidanza.

 

 

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