In varie parti del mondo cresce la pressione da parte delle forze dell’ordine per rendere Social e chat accessibili

Cresce in molti parti del mondo la pressione che le forze dell’ordine esercitano per entrare nelle chat private e nei social degli indiziati in caso di reati gravi. Si scatena così un conflitto tra i cittadini, preoccupati della loro privacy, e soprattutto dei giganti del web che vogliono proteggere i loro dati.

L’accordo tra UK e USA per rendere Social e chat accessibili all’Intelligence

La polizia inglese potrebbe leggere i messaggi degli utenti, grazie accordo con gli Stati Uniti, paese natale delle più popolari piattaforme web come Facebook a WhatsApp.

L’accordo dovrebbe essere siglato a breve. Esso costringerebbe i social media a condividere informazioni in caso di indagini su persone sospettate di reati gravi, come il terrorismo e la pedofilia. A  essere messo in discussione il metodo di codifica dei messaggi che si basa sulla crittografia end to end, che consente la privay delle chat. Tecnologia che era già stata criticata. Difatti il segretario di Stato per gli affari interni del Regno Unito aveva avvertito Facebook che la crittografia avvantaggia i criminali. Aveva invitato poi le società di messaggistica a sviluppare delle dei metodi per consentire alle agenzie di intelligence di accedere ai messaggi.

Un vero braccio di ferro tra privacy e sicurezza. Così commenta Zuckerberg:

“Il futuro è privato. Siamo contrari ai tentativi del governo di costruire backdoor* perché minerebbero la privacy e la sicurezza dei nostri utenti. Le politiche governative come il Cloud Act consentono alle aziende di fornire informazioni disponibili quando riceviamo richieste legali valide e non richiedono alle aziende di costruire backdoor.

Nel 2016 Apple ha rifiutato all’Fbi l’accesso all’iPhone di uno dei killer di San Bernardino, in California, Nell’attentato rimasero uccise 14 persone. Apple aveva rifiutato l’accesso, giudicandolo un pericoloso precedente legale. A sbloccare il telefono per i federali sono stati gli hacker di un’azienda di sicurezza israeliana. Nel 2018 la Russia ha invece bloccato nel paese Telegram, dopo che l’app di messaggistica si è rifiutata di dare le chiavi per decriptare i messaggi dei suoi utenti. “La privacy non è in vendita e i diritti umani non devono essere compromessi dalla paura o dall’avidità”, ha detto il fondatore della piattaforma, Pavel Durov.

*”porte” da cui l’intelligence può metaforicamente passare per accedere ai messaggi protetti dalla crittografia.

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