Google vince la causa contro la Francia: non dovrà il diritto dell’oblio a livello globale. A sancirlo è la Corte di Giustizia UE del Lussemburgo

La Corte di Giustizia dell’UE del Lussemburgo ha dato ragione a Google e non dovrà garantire il diritto dell’oblio fuori dall’Europa. La Commission nationale de l’informatique et des liberté, l’equivalente del nostro garante alla privacy, aveva inflitto a Google una sanzione da 100mila euro per aver rifiutato di rimuovere alcuni contenuti su utente anche dalle ricerche condotte su scala globale , configurando una violazione del “diritto all’oblio” di un cittadino Ue. Il gruppo ha fatto appello, ottenendo il parere favorevole dei giudici del tribunale europeo.

Gli antefatti

La corte europea concesse il diritto all’oblio ai cittadini UE nel 2014. Un cittadino spagnolo invocò per primo la rimozione di alcuni contenuti sul web. Ogni volta che digitava il suo nome su Google vedeva comparire un articolo pubblicato nel 1998 dalla Vanguardia. In esso si parlava dei suoi debiti verso lo Stato poi estinti. Dopo un lungo ricorso, ottenne la deindicizzazione del contenuto.

La sentenza che ne derivò ha dato la possibilità a tutti di chiedere l’eliminazione di contenuti obsoleti o ritenuti offensivi. Operazione prevede innanzitutto la richiesta al motore di ricerca di deindicizzare il contenuto. Se non va a buon fine, si fa ricorso al Garante per la Privacy. Se neanche quest’ultimo passaggio porta a risultati, si potrà rivolgersi a un giudice.

Diritto all’oblio, oggi

Nonostante l’appello della Francia, oggi Google ha ottenuto una vittoria. Infatti, sebbene dovrà concedere il diritto dell’oblio all’interno dell’Unione Europa, l’obbligo non ha valenza mondiale. Tuttavia Google preme sul “diritto dell’Informazione”, rivendicando il diritto da parte degli utenti di informarsi e di leggere informazioni e contenuti che non dovrebbero essere cancellati se vi è ancora interesse da parte del pubblico.

Leave a Reply